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Joe Sfrè: “Volevo trovare qualcosa di completamente mio”

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Joe Sfrè (Paolo della Croce) è in realtà nella scena già dal 2009 ma quest’anno ha deciso di ripresentarsi con la voglia di portare nel panorama urban italiano una ventata di aria fresca, di novità assoluta. Oltre che essere un rapper è anche fondatore e art director della realtà Mitraglia Rec. , altro aspetto che abbiamo approfondito assieme a lui.

Intervista a Joe Sfrè

Questa volta voglio lasciare a te le presentazioni, come ti presenteresti a chi non ti conosce?

“Sono Sfrè, Joe Sfrè, sono un rapper di Roma, si può dire sia una nuova proposta che un giovane veterano. Comunque siamo qui dal 2009, abbiamo fondato quasi 10 anni fa la realtà Mitraglia rec. che ad oggi oltre che essere un’etichetta è anche srl e società di edizioni, formiamo noi gli artisti. Siamo riusciti a trasformare tutta questa follia in un lavoro… Poi se dovessi presentarmi proprio io come rapper ti direi qualche titolo dell’ultimo album o di canzoni vecchie. Sono sicuramente più bravo nella parte creativa con le immagini, con il suono e tutto il resto più che chiacchierare così di me”.

Quali sarebbero allora le tue canzoni biglietto da visita?

“Sicuramente l’ultimo EP, tant’è che l’ho proprio chiamato con il mio nome volutamente. Dura un quarto d’ora, è un EP molto rapido dove dentro c’è abbastanza tutto. Inizia con Gin & Tonica che è semplicemente un flusso di coscienza continuo, scritto di getto durante la pandemia, quindi penso il momento più sincero degli ultimi tempi, e dentro c’è sia la parte riflessiva che quella voglia irrefrenabile che avevamo durante la pandemia di uscire e fare festa. In tutto questo c’è una chiave di lettura più intima dove parlo di me.

Per quanto riguarda qualcosa di vecchio ti direi Come Me che sta nell’album del 2019, Scandala, ed è una delle canzoni più sincere ed autobiografiche che ho scritto, da quel momento ho una scrittura più lucida e disillusa rispetto a prima”.

So che tu sei anche direttore artistico di un’etichetta, com’è affacciarsi all’industria oltre che da cantante anche come direttore artistico?

“A un certo punto nella vita tutti sentono la necessità di esprimersi in qualche modo, io l’ho trovato prima di tutto nel disegno, nella pittura e poi nella comunicazione. Col passare degli anni ho studiato, mi sono laureato, ho lavorato in agenzia, ho fatto un sacco di gavetta insomma. Ad un certo punto decidiamo di fondare questa realtà e il mio ruolo non poteva che essere questo. Gli artisti nella nostra realtà vengono scelti con grande cura, sono tutti artisti che stimo artisticamente e come persone.

All’inizio è un casino affacciarsi perché non sai mai se presentarti come artista o addetto ai lavori, ti viene un po’ di bipolarismo, poi piano piano inizi a conviverci, a farci i conti e ad oggi mi pesa sicuramente molto meno rispetto all’inizio”.

Torno all’EP, Sfrè, ci sono molte influenze da produttori provenienti da altri paesi, come hai affrontato il processo creativo?

“Abbiamo costruito negli anni questo metodo di lavoro in team, che mi piace tantissimo, con The Eve il nostro produttore che è una garanzia, ma questo progetto in particolare l’ho concepito completamente da solo e di getto, la differenza è questa tra il lavorare in team e lavorare da soli: quando ti viene da scrivere scrivi e non ti fermi finché non hai finito.

La voglia di coinvolgere qualcosa dall’estero perché sicuramente siamo in un periodo in cui, o meglio due anni fa, c’era questo boom dei social in cui ognuno faceva qualsiasi cosa senza una logica, ogni giorno era una scoperta. In tutta questa confusione, oltre ai vari Covid freestyle che cosa arrivava come proposte? La trap e la drill, io ho fatto un po’ il bastian contrario…

Quando ho iniziato a fare musica ero l’unico al liceo che faceva rap, adesso lo fanno tutti e io ho avuto proprio la necessità e il bisogno di pensare proprio a qualcosa di diverso da fare. Quello che mi interessava fare era trovare qualcosa di completamente mio, che mi rappresentasse, ho preso quello che nella mia infanzia mi piaceva, ho tanti amici che ascoltavano techno e che mi portavano alle feste, pure all’estero.

Poi grazie ad una ragazza russa ho scoperto appunto la musica russa che non avevo mai considerato ma che mi ha subito preso perché ci rivedevo dentro un sacco di cose dell’adolescenza, al liceo mi piacevano molto Dostoevskij, Kandinskij. Ho rivisto poi che in tanti brani di cantanti dei paesi dell’Est c’era l’interessamento verso l’inquietudine, la solitudine, un po’ anche il pessimismo caratteristico della letteratura russa”.

joe sfrè

Come mi hai detto, anche se questo nuovo EP è un po’ il tuo biglietto da visita, tu sei nella scena da anni… Chi consideri i tuoi maestri?

“Tantissimi! Ovviamente, come tutti quelli della mia generazione, sono cresciuto con il rap italiano, parallelamente frequentavo l’ambiente delle feste, della musica elettronica e anche la scena reggae, dance hall. Ovviamente sono cresciuto con Fabri Fibra, i Truce Clan, i Club Dogo, Primo Brown. Di lui era innamoratissimo, ha girato un video qui ad Ostia quando ero piccolo in cui ero presente. Con il tempo, avendo creato Mitraglia Rec. , che all’inizio più che un’etichetta era uno studio dove si incontravano persone, abbiamo lavorato molto agli inizi con Dr Cream. Tutta la musica che ho ascoltato mi ha insegnato tanto, forse fra tutti Primo e Noyz, due pilastri su Roma, sono come San Pietro e Paolo”.

Quali sono gli obiettivi futuri per la tua carriera artistica?

“Un obiettivo me lo sto costruendo. Quest’estate noi siamo impegnati, con gli artisti della nostra realtà, in vari tour, io parecchi li accompagno, è un’estate in cui tutti i fine settimana siamo in giro per l’Italia. Io sto cercando di dare importanza al mio progetto e al personaggio, magari mi capita di fare l’ospitata assieme a Brusco o Papa Fral, ma sto cercando di non chiudere date mie e mi pesa veramente tanto. Non suono praticamente da tre anni, sto facendo solamente ospitate e sto cercando di far salire il valore della performance e dello show, che è una cosa a cui tengo molto.

Per adesso siamo riusciti ad organizzare un bel concerto a settembre qui a Roma dove finalmente riuscirò a presentare questo progetto. Nel frattempo l’obiettivo è portarlo dal vivo, ma portarlo con importanza, non andando a fare il dj set da cinque minuti ma fare uno show completo”.

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