Amy Winehouse

Amy Winehouse torna al cinema con un nuovo biopic

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Amy Winehouse, l’iconica e compianta voce soul/R&B che ha lasciato per sempre un’impronta nella musica grazie a pezzi del calibro di “Frank“, “Rehab” e “You Know I’m No Good“, tornerà sul grande schermo grazie a Sam Taylor-Johnson nel biopic “Back To Black“. Il titolo è proprio quello del celeberrimo singolo e disco del 2007, considerato a tutti gli effetti una pietra miliare nella storia della musica per via dello straordinario e prezioso talento della giovane cantautrice britannica.

Secondo Deadline, il film offrirà allo spettatore una prospettiva diversa sulla vita controversa e sulla carriera della Winehouse. La sceneggiatura porterà la firma di Matt Greenhalgh e al momento non ci è ancora dato sapere chi potrebbe vestire i panni di Amy in maniera autentica ed appassioanta. Attualmente sia la data delle riprese, sia il distrubutore della pellicola, risultano ignoti. L’unica certezza è che al timone del progetto troveremo proprio la Taylor-Johnson, che vanta nel curriculum progetti come la trilogia delle Cinquanta sfumature di grigio (con Jamie Dornan e Dakota Johnson), Nowhere Boy e A Million Little Pieces.

Le molteplici versioni di Amy Winehouse

La storia di una personalità dirompente e di un talento naturale come quello della cantautrice di Camden, è stata raccontata più volte nel corso degli anni attraverso dei film e dei documentari che le hanno (più o meno) reso giustizia. Nel 2015 esce nelle sale cinematografiche il documentario “AMY“, diretto da Asif Kapadia.

La pellicola raccoglie video ed interviste inedite realizzate con l”artista, oltre ad alcuni brani inediti e rivisitati per l’occasione. Nel 2016, il progetto si aggiudica persino un Oscar come miglior documentario dell’anno, incassa oltre 23 milioni di dollari al botteghino, ma incontra anche l’ostilità della famiglia.

È fuorviante e contiene alcune basilari falsità. La narrazione si basa sulle testimonianze di un ristretto campione di conoscenti di Amy, molti dei quali non hanno avuto nulla a che fare che gli ultimi anni della sua vita. Le opinioni opposte espresse agli autori sono state tagliate dal montaggio finale. Quando ho visto il film per la prima volta mi sono sentito male. Amy si sarebbe arrabbiata moltissimo e non avrebbe voluto tutto questo“, dichiarò il padre della cantante in seguito all’uscita dell’opera di Kapadia.

Di diversa matrice è stato il tributo della BBC rilasciato il 23 luglio 2021, a dieci anni di distanza dalla morte di Amy Winehouse per l’abuso di alcool e droghe dopo un periodo di riabilitazione. “Amy Winehouse: 10 Years On”, una produzione BBC Two e BBC Music, ha voluto ancora una volta raccontare le fragilità, le ombre e i lati più complessi della cantante, ascoltando le testimonianze dirette della madre Janis. Amy era molto di più di un mito, era prima di tutto una persona incompresa. “Non credo che il mondo conoscesse davvero Amy, la ragazza che ho cresciuto”, aveva aggiunto Janis a proposito del progetto commissionato dall’emittente inglese.


“Back to Black”: un singolo, un album, un’urgenza personale e musicale

Correva l’anno 2006, quando Spotify e i social network non esistevano e si compravano ancora i CD alle Messaggerie Musicali. Nello stesso anno Amy Winehouse sforna un singolo, ma soprattutto un disco intimo, sfaccettato, volubile e coraggioso. Guidato dal successo di hit che celano i dolori e le insicurezze quotidiane della giovane Amy (come “Rehab“, “Tears Dry on Their Own” o “Love Is a Losing Game“), l’LP ottiene il plauso della critica musicale sia per le tematiche trattate e per la grande emotività della sua interprete, sia per la produzione di Mark Ronson e dello storico collaboratore Salaam Remi.

Solo in Gran Bretagna, le vendite ammontano a circa 3 milioni e mezzo di copie, diventando il secondo album più venduto nel paese nel XXI secolo. Ad oggi vanta oltre 20 milioni di copie vendute globalmente, confermandone il grande impatto culturale. Nel 2007 ottiene persino un Grammy Award nella categoria “Miglior Album Vocale Pop“, oltre ad essere nominato come “Album dell’anno“. Non solo: ottiene una candidatura ai BRIT Awards (gli Osca della musica made in UK) e al prestigioso Mercury Prize. Amy non godrà mai ampiamente del suo successo come performer, perchè “senza la droga non c’è divertimento“, come dichiarerà ai suoi amici la sera della sua vittoria ai Grammys.

Pensare a cosa avrebbe potuto essere Amy Winehouse oggi, è incredibile e lascia tutti a bocca aperta, lasciandoci solo la possibilità di immaginare quante altre perle avrebbe potuto scrivere e condividere con il suo pubblico.

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