Targhe Tenco: storia di uno dei riconoscimenti musicali italiani più significativi

Le Targhe Tenco, insignite dal 1984 in occasione della Rassegna della canzone d’autore di Sanremo, ha visto trionfare Marracash come “Miglior album in assoluto”. Qual è la storia di questi premi? Scopriamolo insieme.
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Ogni anno i giornalisti sono chiamati a votare per le note Targhe Tenco, uno dei riconoscimenti più simbolici nella musica italiana in quanto attestano il valore di un’opera contestualizzandone l’impatto artistico nel presente. Se non ne conoscete l’origine, la storia e il valore, in questo articolo proveremo a raccontarne la nascita, mantenendo uno sguardo sulle passate edizioni e soprattutto sul presente.

Luigi Tenco, il Festival di Sanremo e il 1967

La sua istituzione nasce in seguito alla morte del cantautore Luigi Tenco, suicidatosi (così si dice, ma non si hanno certezze al riguardo da oltre 50 anni) durante il Festival di Sanremo nel 1967. Durante quella notte, Luigi lasciò un biglietto che riportava le seguenti parole: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale, e una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Che sia stato scritto da Tenco o meno, la profonda incomprensione nei confronti dei suoi pezzi, considerati all’epoca fin troppo impegnativi per una Kermesse come quella della città dei fiori, non era passata inosservata. I moti del ’68 erano dietro l’angolo e la rivoluzione culturale che si sperava potesse riguardare anche la musica era praticamente imminente. Fu così che, nel 1973, un ex partigiano appassionato delle sette note decise di fondare il Club Tenco. Quell’uomo era Amilcare Rambaldi.

Prima di diventare un premio a tutto tondo e prima di poter parlare di Targhe Tenco, il Club puntava a commemorare la figura del cantautore ligure scomparso prematuramente, creando nuovi legami tra artisti e operatori del settore e ponendo l’attenzione su chi era stato escluso in quanto portavoce di un genere che non era mai riuscito a trovare spazio al Festival di Sanremo.

Lo stesso Rambaldi si fece portaoce di un nuovo manifesto della musica: “Nel ’71 mi decisi infine a proporre al Comune l’organizzazione in Sanremo di una manifestazione riservata ai cantautori, “annunciando” che esisteva un’altra canzone, un po’ diversa da quella del festival tradizionale, e che Sanremo, capitale della canzone – o meglio della canzonetta – doveva tenere in conto. Mi sarei forse arreso di fronte all’indifferenza del “potere” se, dopo un anno, non mi avessero ricaricato prima l’amico Mario Casalbore, poi Roberto Buttafava che, nel recensire su “Oggi” Guccini, Ciampi, Vecchioni, aveva intitolato il pezzo “Bravi, bravissimi, ma chi li vuole?”. Gli risposi esponendogli il mio progetto”.

Amilcare Rambaldi (a sinistra), il fondatore del Premio Tenco | Crediti foto: Malinconico Blues

Dalla chanson di Sergio Endrigo al “pop” sperimentale di Lucio Dalla. Dal rock di Vasco al rap di Jovanotti

Nel giro di pochi anni e con diverse considerazioni sul coinvolgimento delle case discografiche o meno, la prima Rassegna della canzone italiana ebbe luogo coinvolgendo artisti del calibro di Francesco Guccini, Antonello Venditti, Angelo Branduardi, Gino Paoli e Roberto Vecchioni, oltre a Léo Ferré. Nel corso dei decenni si susseguirono altrettanti artisti di spicco, nonchè rappresentanti di diverse correnti e tradizioni: da Sergio Endrigo a Lucio Dalla, per indenderci.

Dalla tradizione francese alle contaminazioni più pop, folk e quasi rock. Negli anni ’80 e ’90 è il turno di Vasco Rossi, Vinicio Capossela, gli Elio e le Storie Tese, ma anche artisti stranieri come Patti Smith, Caetano Veloso e l’intramontabile Joni Mitchell. Uno dei nomi di punta di quegli anni fu persino un giovane esordiente del mondo rap, un certo Jovanotti. Lo conoscete? Ecco, sappiate che ben prima dei Jova Beach Party, Lorenzo Cherubini ha trovato il suo meritato riconoscimento grazie ad un’istituzione come il Premio Tenco.

L’avvento delle Targhe Tenco

Assegnate per la prima volta nel 1984, sulla base di un referendum fra oltre 200 giornalisti con l’intento di segnare le migliori opere prime, le migliori canzoni, i migliori interpreti dell’anno, i migliori album, il miglior progetto e le migliori canzoni in dialetto, le Targhe Tenco sono diventate un punto di riferimento anche per comprendere l’evoluzione della musica, le sue sperimentazioni, i suoi punti di contatto e la sua volontà (o meno) di spingersi sempre oltre.

Negli ultimi anni, nella categoria “Miglior canzone“, abbiamo visto ottenere l’ambito premio: Brunori Sas (“La verità“), Mirkoeilcane (“Stiamo tutti bene“), Daniele Silvestri con Manuel Angelli e Rancore (“Argentovivo“), Tosca (“Ho amato tutto“) ,Madame (“Voce“). Nella categoria “Miglior album”: Claudio Lolli con “Il grande freddo“, Motta con “Vivere o morire, Vinicio Capossela con “Ballate pe uomini e bestie, Brunori Sas con “Cip! e Samuele Bersani con “Cinema Samuele“.

Nella categoria “Interprete“: Ginevra Di Marco, Fabio Cinti, Alessio Lega, Tosca e Peppe Voltarelli. Nella categoria “Opera prima“: “Creature selvagge di Lastanzadigreta, “Canzone ravvicinate del vecchio tipo” di Giuseppe Anastasi, “La vita veramente di Fulminacci, “Canterò” di Paolo Jannacci e “Madame” di Madame.

Infine, nella categoria “Miglior canzone in dialetto“: “Canti, ballate e ipocondrie d’amore di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, Tarakè” di Francesca Incudine, “Lo Chiamavano vient’ ‘e terra” di Enzo Graganiello, “Napoli 1534. Tra moresce e villanelle” della Nuova Compagnia di Canto Popolare e “Manzamà” dei Fratelli Mancuso.

Crediti foto: GDG Press (Ufficio Stampa)

I vincitori delle Targhe Tenco 2022

Sembra che l’industria stia prendendo una piega diversa, grazie alla clamorosa vittoria di Marracash per il “Miglior album” con il progetto “Noi, loro, gli altri“. Per la sezione Opera Prima la vittoria è andata all’eclettica nuova stella del pop Ditonellapiaga, al secolo Margherita Carducci, con l’album “Camouflage“. Il disco ha battuto un altro contentente di spicco, Blanco (con “Blu Celeste“). La “Miglior canzone” del 2022 è “O forse sei tu“, nata dalla penna di Elisa e Davide Petrella e interpretata dalla stessa Elisa.

L'”interprete dell’anno” è Simona Molinari, reduce dalla pubblicazione del disco “Petali“, mentre il “Miglior album in dialetto” è quello degli ‘A67: “Jastemma“. Infine, la Targa al miglior progetto è andata ai The Gathering, con la produzione di Ferdinando Arnò. Le Targhe verranno consegnate nell’edizione 2022 della Rassegna della Canzone d’autore in programma al Teatro Ariston di Sanremo il 20, 21 e 22 ottobre.

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