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Yungblud: un rock vulnerabile e universale

Yungblud, il suo album omonimo, lo riconferma una delle rockstar più promettenti della nostra generazione, ma cos’ha di speciale?
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Ha solo 25 anni Dominic, eppure come molti altri giovani che si sono fatti notare nel panorama musicale dopo aver rotto le regole, Yungblud è uno di quei ragazzi che è riuscito a far diventare il rock uno dei generi preferiti degli adolescenti (ancora una volta). In questi hanno ha collezionato importanti collaborazioni (tra cui quella con i Bring Me The Horizon) e ha ricevuto elogi da parte di coloro che hanno vissuto l’era d’oro del rock, giusto per citarli: Mick Jagger e Ozzy Osbourne (presente nel video dell’opening track dell’album nei panni di un hater).

Le critiche di certo non mancano, perché quando vedi qualcuno andare bene in quello che fa, un po’ di invidia emerge sempre, critiche che sono particolarmente appoggiate all’affermazione: “Sono cose già sentite, imita chi la storia del rock l’ha fatta davvero“… Vabbè, comunque le critiche le lascerei a qualcun altro perché, da fiera componente della Gen Z che ascolta sia il vecchio che il nuovo, a me Yungblud piace e ancora di più il nuovo album.

Quello che ho scritto nel titolo potrebbe sembrare un ossimoro, non è raro e quasi impossibile che un genere crudo e potente come il rock sia vulnerabile? La musica non è una formula matematica, quindi dire “Questo non è rock” non ha senso. Ogni artista rende personale e sua la forma d’arte musicale e lo fa appoggiandosi a quello che ha vissuto, rendendolo appunto personale. E da sempre Yungblud ha fatto della sincerità e della vulnerabilità il file rouge dei suoi brani, ma ancora di più di questo album.

Yungblud” è l’inizio di una nuova era?

Tissues è la seconda traccia dell’album nonché l’ultimo singolo estratto dal disco che, in qualche modo, esprime l’aria di cambiamento che l’artista britannico ha voluto descrivere all’interno del progetto, specialmente a livello di produzione che vede la sua firma in tutte i brani. “Questa è una nuova Era per me. Volevo ballare, muovermi… È felicità, euforia e lasciar andare”. Così descrive la traccia che tra l’altro contiene il sample del brano dei The Cure “Close To Me“. Sicuramente un brano radiofonico, dalle sonorità ovviamente vintage di cui ormai tutti vanno pazzi e che è serotonina pura, insomma una di quelle canzoni da mettere nella playlist del mattino.

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Interessante la traccia Memories, l’unica dell’album che vede un featuring assieme a Willow Smith, figlia di Will sì, e classe 2000! Anche in questo caso abbiamo una strumentale che ti entra subito in testa, non a caso anche questa è diventata singolo. Un ritmo coinvolgente che mette anche in risalto le parole dei due cantanti che si alternano raccontando come i loro ricordi più bui abbiano impattato le loro vite.

Credo che con “Memories” volessi creare una canzone che permettesse alle persone di lasciar andare i traumi del passato, sia che si tratti di una relazione, sia che si tratti di un abuso, sia che si tratti di un’idea sbagliata in termini di razza, di genere, di qualsiasi cosa. Volevo creare una canzone che permettesse alle persone di urlare in una stanza e di assumersi insieme i fardelli degli altri, perché se li portiamo insieme, il carico è più facile“.

Ma allora perché piace così tanto se apparentemente non porta nulla di nuovo a livello musicale? Come la maggior parte dei cantanti degli ultimi anni Yungblud conquista il pubblico perché i giovani vedono in lui l’altoparlante di una voce che non riescono ad esprimere, vedono in lui quella scintilla che riesce a spegnere il timore parlando di temi cari a questa generazione come la salute mentale e la fluidità di genere.

Per dirla alla Stranger Things Yungblud è un po’ il leader dei freak, degli emarginati, di quelli che a scuola passano l’intervallo da soli perché gli altri li considerano strani e trovano rifugio e compagnia nelle sue canzoni. Insomma Dominic potrebbe benissimo essere il migliore amico di Eddie Munson, ed è diventato anche quello di tutti noi.

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