Tiziano Ferro
Ph. Walid Azami

Tiziano Ferro: “In questo disco mi sono divertito molto”

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Sono passati 3 anni dall’ultima volta in cui ho avuto modo di parlare di musica con Tiziano Ferro. In quell’occasione eravamo collegati in Skype, io da Milano e lui da Los Angeles e parlammo del suo disco “Accetto miracoli”.

Ieri con piacere durante una round table con altri colleghi di siti musicali l’ho rivisto dal vivo e in grande Forma. Prima di iniziare con le domande fatte dal sottoscritto e dai colleghi in questa piacevole chiacchierata, vi anticipo che ho trovato Tiziano Ferro in grande forma, sorridente e felice di questo nuovo disco che uscirà venerdì.

13 Tracce che ho ascoltato e riascoltato più volte per preparare al meglio questa intervista e per non perdermi nulla di quello che di fatto per me è un grande disco. Ottimamente prodotto da Marco Sonzini, con suoni contemporanei ma allo stesso tempo che riportano agli anni 80, con ballad che non hanno nulla da invidiare alle hit storiche di Tiziano e con delle collaborazioni che con grandi artisti e ritorni clamorosi, come nel caso di Ambra. 

Tiziano Ferro
Cover: Il mondo è nostro

Ascoltando il disco alcuni brani suonano come delle carezze rivolte al Tiziano del passato, cosa si prova quando ci si riabbraccia di nuovo e quando ci si “perdona tutto”?

“Quello lo devi chiedere a qualcun altro, perdonarsi tutto tutto mi sembra un po’ troppo però, penso sia un dialogo sempre aperto non c’è l’assoluto non c’è stare bene, non c’è stare male c’è uno spettro di cose ed io ho la bella abitudine di metterla nei dischi senza nessun problema anche perché se mai avessi avuto questo problema all’inizio, ed io non ce l’ho avuto perché ero troppo giovane ed incosciente, non me ne rendevo neanche conto era un’esigenza incontrollabile, poi la gente mi ha detto “sisi, fai così” perché quella brutalità, è chiaro che tutti mi chiedevano “non pensi di esporti un po’ troppo nei dischi? “ perché come si fa sennò?

All’inizio ero benedetto dall’incoscienza dei vent’anni dopo dal fatto che mi sembrava l’unico modo per avere una connessione reale con le persone, adesso perché con l’età impari, non è che impari però è una cosa che mi dicevano tantissime persone “più vai avanti e più non te ne frega un cazzo di quello che pensano gli altri” e ti assicuro che è vero, lo vedrai , ma sarà anche meglio o peggio, a seconda di come la vedi.”

A giugno avevi postato una foto di te stravolto ed avevi scritto che questo è stato uno dei dischi più complessi e difficili della tua vita ed ero curiosa di sapere in cosa è stato così. 

“Ma in realtà io penso che la connotazione della parola complesso che ho usato lì era più legato alla gestazione perché comunque parlavano del 2020-2021, la complessità era parte del periodo in se, io non penso sia stato un disco complesso dal punto di vista della difficoltà, non intendevo complesso “oh dio mio forse non ce la faccio, non ci riesco” peso che complesso si riferiva anche al senso di adeguatezza o di inadeguatezza rispetto ai tempi perché dopo tutto quello che è successo non c’è più una cosa intelligente da dire, forse non c’è mai stata una cosa intelligente da dire, non c’è mai una cosa giusta da dire ed io questa cosa l’ho sempre sentita quindi forse è quello, il fatto di riaprire la porta dopo tanto tempo e quel tempo va reso complesso, non il disco in se.

Il disco in se per me è solo un privilegio. Io il foglio bianco trovo sia un gran privilegio perché il contrario sarebbe faticoso, non avere nessuno che ti ascolta, sentirsi solo, il fatto che ci siano delle persone disposte ad ascoltare quello che hai da dire io lo trovo veramente una cosa che genera grande gratitudine e soprattuto genera grande libertà perché dico quello che voglio ed è divertente vedere quello che succede, come dicevo prima se lo filtro mi sento, a parte che non so nemmeno come si fa, però è proprio una cosa noiosa, se non dici la verità che cos’altro.. quindi quello almeno per me non difficile quello devo essere sincero quindi forse la complessità era relativa più al periodo dal quale uscivamo”

Nell’ascoltare più volte “Il mondo è nostro” ho apprezzato moltissimo il lavoro produttivo, un lavoro che ho trovato più fresco e contemporaneo rispetto a quello fatto con Timbaland in cui devo dire che la tua voce risulta ancora più performante di quello che già normalmente è . Quando e come è nata la voglia e l’idea di essere così trasversale anche nelle collaborazione e poi l’impressione che ho nell’ascoltarlo è che ti sei divertito un sacco. 

“Si hai proprio beccato, allora sono tre temi che potrebbero richiedere un paio d’ore l’uno, hai beccato proprio le tre cose centralissime. La trasversalità nelle collaborazioni in realtà è una cosa che fosse per me non avrei fatto altro tutta la vita perché poi i dischi con i quali sono cresciuto, sopratutto quelli del R&B, solul, compri un disco giri, otto featuring sempre.

Adesso non voglio puntare il dito verso nessuno però la discografia italiana in generale, mi dicevano sempre “ma no troppe collaborazioni” però se ci pensate nei dischi italiani quante collaborazioni, parlo dei cantautori italiani, se c’è un duetto grasso che cola e ogni volta due, ma c’è già, ho capito, uno due, mamma mia ogni volta un delirio, chissà come mai forse è la testa italiana e invece qui i giovani hanno sdoganato questa cosa perché ormai i dischi degli artisti esordienti sono solo featuring..”

Ti sorprendi al contrario…

“No, più che altro non mi devi rompere i coglioni perché adesso si fa, quindi finalmente posso farlo come lo avrei sempre fatto perché io l’avrei sempre fatto così perché così l’ho sempre visto fare all’estero quindi in realtà la trasversalità viene da se perché amare Vecchioni non va in controtendenza con l’amare la scrittura di Caparezza perché stiamo parlando di due spade nella scrittura appartenenti ad un’estetica ed una generazione diversa con una forza impossibile da riprodurre perché non riesco a pensare ad un altro Vecchioni e tanto meno ad un altro Caparezza.

Sting ovviamente mi ha benedetto con la sua presenza tant’è vero che nella track list c’è scritto “Sting con Tiziano Ferro” e non il contrario perché la gerarchia esiste e la rispetto come tale ed è giusto che sia così.

Ambra va beh è una storia un po’ diversa perché chiaramente sono un fan degli anni ’90 ma sono anche un suo amico quindi l’ho provocata e lei si è fatta provocare e quindi io l’ho acchiappata prima che cambiasse idea perché è una cosa successa in 48 ore, lì c’è un po’ la follia di Ambra, un po’ il fatto che quando ti provocano un’idea anche quando mi chiedono di scrivere una canzone, anche se poi non la prendono circa il 90% delle volte , comunque il fatto che non scrivi per te ti riesce a liberare sempre dei nodi quindi quello e poi il fatto che sarai ricordato per l’uomo ad aver riportato Ambra Angiolini in un disco se permettete non so quanti si ricorderanno di me dopo ma questa cosa la dobbiamo scrivere.

Pensa se nel ’94 mentre attaccavo la figurina fatta a quattro di Ambra nell’album di figurine di “non è la rai” mi avessero detto “ambra canterà per te in studio una cosa tua” io avrei avuto un attacco di cuore però così è, siate gelosi quanto volete, va benissimo, avete tutto il diritto ed è giusto così perché Ambra non lo farà con voi.”

Tra l’altro non so se nella canzone l’avete un po’ beccato ma io c’ho provato a farla andare in quella direzione, perché non potevo certo ricreare quello però un po’ si volevo che fosse un po’ sottilmente anni ’90 anche se non era fattibile.”

Tiziano Ferro
Ph. Walid Azami

Ascoltando “Il mondo è nostro “ si ha la sensazione che questo sia un album molto risolto come se avessi un po’ fatto pace con i tuoi demoni però paradossalmente poi ho trovato una frase che mi ha fatto pensare perché tu dici “soddisfatto per niente naufrago ancora” quindi ti chiedo nonostante tutto, nonostante tutti i traguardi che hai raggiunto senti che c’è ancora qualcosa che ti manca?

“Beh certo ovvio ma non perché abbia voglia di avere di più o di meno ma perché penso che l’idea di vivere sempre un po’ sul ciglio di un burrone è uno status, è il passaporto di chi fa il mio mestiere, cioè se tu ti senti comodo è finita, è un po’ il concetto della copertina che, giuro, non è stata una mia idea, però l’ho sposata subito perché in effetti se io potessi ci sono un paio dei miei amici che mi hanno detto “tu sei talmente pazzo che secondo me tu ci sei andato veramente là sopra”.

No, era una sdraio photoshoppato però è vero e dirò di più che essendo stato l’unico a non aver rimandato il tour al 2022 per motivi che non potevo dichiarare, la cosa mi ha fatto molto disperare ovvero, sapevo che sarebbero arrivati i bimbi e volevo dedicare il mio primo anno da padre soltanto a loro, chiaramente questo creò uno scandalo nel mio team perché poi ovviamente sarei stato anche l’unico a dover offrire la restituzione dei biglietti.

Non vi nascondo che, a parte che mi sembrava giusto in generale, l’avrei già fatto anche prima ma vabbè questa è una polemica che non ha bisogno di esistere, non c’è bisogno che esista perché non ha senso, quindi l’ho fatto comunque volentieri in più non nascondo un certo senso di, sicuramente uso la parola sbagliata, ci saranno dei sinonimi più giusti, un certo senso di piacere nel farlo, come dire “io me lo devo guadagnare il prossimo giro, non voglio il giro gratis di giostra” adesso sono un po’ cazzi tuoi, qualcuno restituisce , magari tutti restituiscono, è quella cosa che dicono gli americani, “tu sei tanto bravo quanto il tuo prossimo lavoro, quello che hai fatto prima ti hanno già applaudito, l’hai fatto fine”.

È un po’ da pazzi ma… però boh avevo bisogno di questa cosa, non lo so perché penso che la cosa che mi terrorizza di più del mio ruolo è sedermi pensare di farlo così, quello che mi terrorizza, mi annoia a me, mi crea un senso di noia che mi potrebbe corrodere proprio e quindi quella cosa fatta per quel motivo ma in realtà in fondo in fondo sono felice di averla fatta perché volevo un reset e quindi non nascono che quando poi le restituzioni sono state minime, perché le presone mi stavano aspettando, poi in realtà chi non veniva al concerto mio dal 2017 addirittura quella è stata una bella sveglia su tanti punti di vista.

Comunque parlavamo della prima traccia che parla degli haters però in realtà parla del fatto che in realtà gli haters li accogliamo noi perché se tu provi ad offendermi su un tema che non mi tocca io non ti vedo neanche, quindi gli haters li facciamo esistere noi, gli diamo noi un ruolo e c’è questa frase legata a quello che sto dicendo del tour è una frase che a me fa molto ridere ovviamente, io non l’ho mai fatto in una canzone e forse nemmeno in un’intervista che dice “Si ok la tua ipocrisia è un’arte l’ammiro starei per ore a disquisirne ma ho tre sere a San Siro”

Però perché? Perché quelle persone che hanno tenuto quei biglietti tanto da avere ancora tre San Siro impedì mi hanno detto “oh tu guardi l’hater ma noi siamo ancora qua” allora perché, c’è un antidoto, perché dove c’è un hater c’è un lover non c’è bisogno di essere un cantante, anche nella vita, quindi se invece di rivolgere quel minuto all’hater che non ce la facciamo, l’animo umano lo dobbiamo correggere quello stronzo, tanto tu non lo correggi, se invece però quel minuto lo dedichi ad una persona che ti ha scritto una cosa bella quel minuto varrà sicuramente qualcosa per quella persona, per cui l’hater sono io perché li ho creati io quelli che ho fatto entrare”.

Una curiosità, c’è un artista che ti piacerebbe si cimentasse nella scrittura di una canzone d’amore e (vedere il suo unico nome tra gli autori)?

“Un paio di intervistatori hanno provato ad avanzare dei nomi e non hanno indovinato la persona che avevo in testa, in realtà si, penso ad una persona in particolare però è un messaggio un po’ più ampio.

Le persone che puntano il dito dimenticano sempre che poi mentre lo punti ci sono tre che ti puntano addosso perché l’argomento per il quale provano a ferirti normalmente è l’argomento che li vede più in difficoltà quindi guarda caso le persone che ti dicono che non sai scrivere canzoni, che ti dicono che sei la stessa cosa, che sei trito e ri-tirito, che sei finto, che sei finito eccetera, sono persone che non solo non scrivono canzoni, infatti prima di questa frase dico “tu non le scrivi le canzoni perché non ti innamori”, e se le scrivi come minimo è con altri cinque autori, quindi io dico mi va benissimo essere giudicato da Roberto Vecchioni, se sei Roberto Vecchioni, ma lui non lo fa e quindi invito queste persone a fare prima di parlare perché comunque io sono sempre stato fuori dalle polemiche però ogni tanto…insomma il dissing si può fare anche senza essere volgari.”

Caparezza e ThaSup rappresentano due modi diversi ma molto rispettati nell’ambiente di fare musica, hai riscontrato qualche cosa che li può accomunare nonostante i due linguaggi figli di periodi ed epoche differenti? 

“Beh allora, Caparezza è un misto tra un futurista e Petrarca, un futurista intendo un pittore, Petrarca e Renzo Piano, cioè lui cura architettura, ingegneria, contenuti, immagine della lingue, per lui è un pittore perché riesce ad usare la parola con una bellezza incredibile però il significato è ancora più incredibile e il timing è ancora più incredibile quindi è una bestia, un mostro e fa quello come non lo ha mai fatto nessuno e quello, o almeno per ora, nessuno faccia. 

ThaSup ha un altro ruolo, per me lui è la linea che è stata tracciata verso il nuovo pop, perché è vero che lui è entrato sfondando la porta del trap, ma giusto perché usa l’autotune, per il resto lui è un cantautore che usa i codici di adesso e che fa un disco bellissimo pop perché adesso il pop è questo, è un giovane che parla come si parla quando sei giovane quando sei tu, l’ho fatto anche io a vent’anni, con i suoni che vuoi tu perché poi gli altri li ascolteranno, tutti li ascolteranno e quindi diventa pop, il pop lo inventi, non esiste il pop. Lui magari ancora non l’ha capito ma per me lui è la linea di marcazione che aspettavamo da una scuola nuova che un po’ faticava ad arrivare invece devo dire che negli ultimi anni sono usciti dei nomi che rimarranno e questo mi rende orgoglioso.”

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