Fiat 131

Fiat 131: “Il mio nome d’arte è il mio primo ricordo musicale”

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Fiat 131 , all’anagrafe Alfredo Bruno, il cantautore calabrese che questa sera gareggerà nella finale di Sanremo Giovani con il brano “Pupille”. Il suo nome d’arte è ispirato all’omonima macchina di proprietà di suo nonno Alfredo e che nei ricordi dell’artista ha sempre occupato un posto centrale. Ad agosto 2022 ha vinto il contest “Deejay on stage” di Radio Deejay con il brano “Caramelle”, classificato tra i Top 20 singoli più trasmessi in radio. Nel suo repertorio musicale rientra anche l’inedito “Per sentirsi meno soli” con la collaborazione di Piazzabologna e della voce di Antonello Venditti. Lo abbiamo intervistato prima della competizione per scoprire qualcosa di più sulla sua storia e sulla sua canzone incentrata su un amore particolare. Non perdetevi questa chiacchierata.

Chi è Fiat 131?

Una persona normalissima fondamentalmente. È una persona alla quale piace mangiare sicuramente hahaha è semplicemente una persona che mette in musica le sue sensazioni.

Il tuo nome d’arte è ispirato alla Fiat 131 di tuo nonno Alfredo, ci parli un po’ di questo nonno?

Ho un rapporto stupendo con mio nonno perché, io sono nato nel 1993, e penso fino al 2004/2005 ho abitato con i miei nonni. Quindi ho questo legame ha determinato un po’ la mia crescita perché ho visto sempre sia nonno che nonna come due punti di riferimento. A prescindere dal fatto che il nonno è sempre una figura di riferimento nella vita di tutti, quando poi li vivi così tanto e ce li hai in casa, questo amore che provi per loro si amplifica ed è tutto più bello. Poi portiamo lo stesso nome e lo stesso cognome, quindi sono un po’ il suo nipote preferito.

Ho deciso di chiamarmi Fiat 131 per diversi motivi perché abbiamo costruito questo progetto in circa due anni e mezzo e poi abbiamo deciso di uscire con i primi brani. “Fiat” nasce proprio da questo, è il primo ricordo musicale. Quando ero piccolo mi ricordo che, abitando in un piccolo paesino di campagna della Calabria, ci facevamo queste traversate per arrivare a Cosenza mentre ascoltavamo le musicassette di Dalla e di Venditti. Negli anni in realtà la Fiat 131 di nonno è rimasta parcheggiata in questo garage, perché non se ne volevano disfare; un po’ era diventata una macchina d’epoca, però era in questo garage appartato da casa di nonno, e quindi è diventato anche un po’ il luogo dove noi nipoti portavamo le prime fidanzatine. Ha una storia un po’ particolare.

Fiat 131

La Fiat 131 quindi è un elemento importante della tua famiglia

Sì, perché univa un po’ tutti noi cugini, che siamo cresciuti con questo ricordo. Era immensamente grande come macchina e da piccoli ci giocavamo, la usavamo come navicella spaziale, cose assurde. È diventata un po’ l’icona di tutti questa macchina. Poi essendo malinconico o comunque sempre innamorato nelle canzoni, quella macchina è stata sia il mio primo ricordo musicale che il posto dove sono nati i primi amori.

La tua canzone si intitola “Pupille”, come nasce?

“Pupille” ha una storia un po’ particolare. Ho vissuto questa relazione un po’ tossica con questa donna. Ad un certo punto mi sono reso conto che effettivamente non riuscivo a stare senza questa persona anche se eravamo distanti; non riuscivo a non sentirla vicino a me. E capitava spesso che per via di tante cose, per via dei nostri mondi diversi, per via della distanza, che litigavamo . Io poi sono estremamente buono non riesco a litigare con le persone. Dopo una lite grossa ad un certo punto ho detto “Basta, io provo un sentimento talmente forte per te e quindi non mi interessa litigare”. Litigare è fine a se stesso, perché la cosa importante è poi fare pace, ritornare quindi a renderci conto che stiamo bene insieme e che poi tutto si supera.

L’occhio che c’è nella copertina del brano, di chi è?

È una cosa stupenda questa storia. Abbiamo fatto diverse copertine e a un certo punto io volevo proprio un occhio. Nella mia agenzia abbiamo un’artista che ha questi occhi meravigliosi, le ho chiesto se mi prestasse l’occhio. Ci tenevo molto alla copertina, abbiamo lavorato tantissimo sui colori. E per quanto l’occhio di Laura Di Lenola sia chiarissimo, è verde tendente al castano, abbiamo trasformato i colori per rendere la copertina che va sulle sfumature dell’oro e dell’arancio.

Legato al ricordo di nonno Alfredo c’è anche Lucio Dalla, qual è la canzone di questo cantautore cui sei più legato? E perché?

“Tu non mi basti mai”, è la mia canzone preferita. Attraverso il linguaggio e il testo di quel brano Lucio Dalla racconta quanto è pieno, quanto è innamorato di questa persona con la semplicità più totale. Mi sono sempre ispirato al suo modo di scrivere che negli anni si è sempre diversificato. Lui aveva una cosa che accumunava tutti i brani, che era l’espressione. Questo modo di esprimere che anche un semplice “Ciao”, ti rendeva tutto magico. “Tu non mi basti mai” penso che sia uno dei testi più semplici ma nello stesso tempo geniali. Perché uno che dice “Vorrei essere il motore della tua macchina, così di colpo mi accenderai… Ti incontro per strada e divento triste perché poi penso che te ne andrai”, una semplicità assurda, una genialità assurda ma un romanticismo totale.

Che poi quel brano, se non ricordo male, forse fa riferimento a una persona, però alla fine c’è questo exploit dove lui dice “Tu non mi basti mai, dolce terra mia”, quindi c’è questa enfasi, c’è questo sogno sul brano che non si è mai capito se è stato dedicato alla sua persona o alla sua terra. Però così è peggio perché se fosse stato dedicato alla sua persona, sarebbe bellissimo; se fosse dedicato alla sua terra, sarebbe ancora più geniale. Quindi è una cosa bellissima.

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