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Intervista ai Colla Zio: Sanremo, il nuovo album e il tour

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I Colla zio parteciperanno al 73esimo Festival di Sanremo con il brano “Non mi va”. Sono giorni ricchi di emozioni per la band che ha annunciato l’uscita del nuovo album e le date del tour primaverile. Abbiamo ascoltato in anteprima le undici tracce del loro primo disco e possiamo affermare che questi ragazzi hanno molto da dire. Sono un gruppo di giovani milanesi che dai tempi del liceo si diverte con la musica.

Sono molto affiatati e ciascun componente aggiunge un qualcosa al progetto; coesione e simaptia caratterizzano l’allegro quintetto . Abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare con loro riguardo quello che succederà in questi primi mesi del 2023 che si appresta ad essere un anno straordinario. Petta, Berna, Glampo, Armo e Mala ci hanno raccontato il loro “Rockabilly Carter” trascinandoci nel loro mondo. Non perdetevi questa intervista per conoscere meglio i Colla Zio e la loro musica.

Come vi siete conosciuti e come è nato il progetto Colla zio?

Mala: Siamo in cinque, non ci siamo conosciuti tutti nello stesso momento. Io ho conosciuto lui alle elementari (indica Tommaso Bernasconi noto come Berna). Poi al liceo con questo gruppo di dieci/quindici persone abbiamo iniziato a cantare per hobby si può dire; uscivamo la sera, cantavamo a cappella in quindici intrecciando le voci e armonizzando. Si può dire che è partito tutto da là; dopo un po’ di tempo abbiamo conosciuto lui (indica Andrea Arminio in arte Armo) che smanettava con il computer, aveva un suo gruppo, suonava la chitarra. Da quel momento abbiamo iniziato ad incidere brani rigorosamente rap, qualcosa di cantato c’era già, ma non come adesso ovviamente. Poi abbiamo preso questi altri due scappati di casa (indica Francesco Lamperti e Tommaso Manzoni rispettivamente Glampo e Petta). Nasce tutto dal suonare e cantare in giro per Milano ai tempi del liceo.

Il titolo del vostro nuovo album in uscita il venerdì 17 febbraio è “Rockabilly Carter” e avete raccontato essere il gigante buono, il compagno di viaggio di questo progetto. Raccontateci un po’ di lui.

Armo: Hai detto bene è un gigante buono che abbiamo incontrato in un periodo difficile per lui. Lui si era nascosto in una vallata perché essendo un gigante ha bisogno di spazio, però anche lui ha trovato un modo per stare solo nel mondo. È in un momento di difficoltà perché il problema principale di Rockabilly Carter è che non viene capito dalle persone, parla una lingua incomprensibile e non riesce a comunicare con le persone, non riesce a stringere rapporti e questo lo fa sentire solo. Di fatto la copertina ci ritrae che corriamo con Billy Carter perché dopo averlo incontrato lui ha capito che doveva cercare se stesso e smettere di preoccuparsi che le persone non lo ascoltassero perché solo trovando se stesso poteva poi riuscire a comunicare con le altre persone. Questa è un po’ la storia con cui cerchiamo di raccontare noi stessi.

Petta: Billy quando inizia a correre inizia un processo per provare a capirsi, prima ancora di essere capito dagli altri.

Mala: Una fase stra importante del processo è che Billy accetta il fatto di non venire capito e solo dopo corre spensierato, anche con la tromba in mano… e alla fine dell’album canta un brano nella sua lingua che nessuno capisce, però a lui non importa più.

Colla zio cover
Tra tutti i brani mi ha colpito particolarmente il pezzo intitolato “Genova”, che significato ha questo brano e soprattutto cosa intendete con l’espressione “Tu sei la mia Genova”?

Berna: Non abbiamo scelto Genova a caso, è un brano che parla di un amore lontano, cioè un amore che il protagonista della canzone si porta nel cuore sempre e non dimentica mai dovunque sia, però è sempre lontano. È sempre a distanza, come se potesse vederlo soltanto qualche volta quando capita. Genova  è un bel paradigma di questo concetto perché noi siamo di Milano e quindi questa città la vediamo di passaggio quando andiamo in vacanza in Liguria. Genova è una città di mare, quello che noi milanesi vorremmo avere con tutto il cuore. È una città che amiamo profondamente ma molto lontana da noi. L’amore lontano è qualcosa che per forza di cose non può essere scontato, non dai mai per scontato tutte le volte che hai la possibilità di vedere la persona amata e te lo godi appieno. E questo ci genera una serie di riflessioni che abbiamo articolato nel pezzo.

Qual è la traccia del nuovo album che preferite?

Tutti: “La nostra seconda primavera” è quella a cui teniamo di più.

Avete annunciato oggi le date del tour, qual è la città in cui non vedete l’ora di suonare?

Petta: Io Firenze perché ho un legame con questa città.

Mala: Io voglio suonare a Milano, a casa.

Glampo: Anche se Roma caput mundi

Armo: Vogliamo citare anche Bologna?

Insomma, ve lo volete vivere tutto questo tour!

Glampo: Comunque non c’è una classifica, non vediamo l’ora di esibirci live. Alla fine, l’importante è che ci sia gente ad ascoltarci.

Colla zio tour
Chi tifate a Sanremo? E chi tra i grandi artisti non vedete l’ora di conoscere?

Tutti: Tifiamo noi! Questa è la risposta facile, in realtà tifiamo i giovani.

Mala: Tifare, è difficile esprimere una preferenza perché sono tutti artisti che noi stimiamo e che ci piacciono. Tutti hanno qualcosa da insegnarci, qualcosa da dirci, qualcosa da raccontarci e siamo molti curiosi e vogliamo parlare con tutti.

Come avete reagito ai voti dati al vostro brano la settimana scorsa dai giornalisti? Vi hanno influenzato?

Tutti: È stato divertente, soprattutto per i votacci. Sono stati pochi eh.

Armo: Al di là dei voti, i giudizi erano stradivertenti. Tipo qualcuno ci ha detto che facciamo la trap, qualcun altro ha detto “rappano”.

Berna: Non me l’aspettavo che ci recensissero così bene, mi aspettavo di non essere capito in realtà. Temevo di essere più “Billy”.

Glampo: Ci fanno ben sperare questi giudizi, ci hanno fatto sognare. Essere un voto normale tra quei mostri sacri con cui siamo in una sanissima competizione fa un certo effetto.

Fantasanremo sì o Fantasanremo no?

Berna: Giusto equilibrio. Stiamo andando lì a cantare e suonare, poi se abbiamo la possibilità di far sorridere qualcuno lo facciamo, siamo i primi a metterci in gioco e a divertirci.

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